
Ci sono parole che sembrano nascere per stanchezza. Policrisi è una di queste: non indica semplicemente un momento difficile, ma la sensazione che i problemi si accumulino, si tocchino, si alimentino a vicenda. Economia, clima, guerre, migrazioni, tecnologia, energia: non più crisi separate, ma un intreccio in cui ogni nodo tira l’altro.
La parola unisce il prefisso greco poli-, cioè “molti”, a crisi, termine che in origine aveva a che fare con la scelta, il giudizio, il momento decisivo. Una crisi, dunque, non è solo un guaio: è un passaggio in cui qualcosa deve essere compreso, deciso, trasformato. La policrisi complica tutto questo, perché moltiplica i fronti e rende più difficile capire da dove cominciare.
Il termine è entrato nel lessico pubblico soprattutto per descrivere il nostro tempo. Non basta dire che c’è una crisi economica, se questa dipende anche da tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici, fragilità sociali e innovazioni tecnologiche che corrono più in fretta delle regole. La parola funziona perché dà un nome a un’esperienza diffusa: quella di vivere in un presente dove le emergenze non si alternano più ordinatamente, ma si sovrappongono.
Il suo fascino, però, è anche il suo rischio. Policrisi può aiutare a vedere i collegamenti nascosti tra fenomeni diversi, ma può anche diventare una parola ombrello, così ampia da coprire tutto e spiegare poco. Quando tutto è policrisi, il pericolo è che niente venga più distinto con precisione.
Eppure la parola resta potente. Non perché sia rassicurante, ma perché fotografa bene una fatica contemporanea: quella di orientarsi in un mondo dove le cause sono intrecciate e le soluzioni raramente sono semplici. In fondo, policrisi non è solo una parola politica o giornalistica. È una parola del disordine percepito, del tempo che sembra correre in più direzioni insieme.
Razionamento: perché questa parola del passato continua a farci paura La parola razionamento nasce dall’idea di una quantità assegnata, ma in italiano ha assunto un peso molto più forte: richiama guerra, scarsità, limiti e memoria collettiva. Ecco perché, ancora oggi, continua a colpirci così tanto quando riappare nei titoli.| Dizy © 2013 - 2026 Prometheo | Informativa Privacy - Avvertenze |